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Intelligenza artificiale e professione

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L’inizio del nuovo millennio ha portato con se l’esponenziale aumento della creazione e della gestione di dati in transito nel word wide web. Il fenomeno per la prima volta nella storia dell’uomo ha generato, a sua volta, l’opportunità di utilizzare questa enorme mole di informazioni attraverso sofisticati e complessi sistemi capaci di analizzare, vagliare e coniugare tali dati in modo da rendere estremamente più rapite e precise molte delle attività svolte dall’uomo. 

Quando si parla di “intelligenza artificiale” (AI), dobbiamo intendere, in senso lato, quella tecnologia che sta rivoluzionando il nostro modo di vivere e di fare business (per semplificare, pensiamo alla rapida evoluzione dal cellulare di prima generazione allo smart phone). 

I sorprendenti risultati nel campo  del computational power, machine learning, automation systems - già largamente impiegati in vari comparti come quello dei trasporti, della finanza, della difesa, della sicurezza, dell’istruzione e della sanità - hanno permesso di realizzare algoritmi appositamente pensati anche per il mondo delle libere professioni e, specificamente, per il settore legale. 

Solo nell’ultimo anno il mercato di riferimento, in Italia ancora poco conosciuto, si è popolato di una vasta offerta di prodotti legaltech (software), per lo più di provenienza Usa e UK,  sono  già in grado di risolvere e provvedere ad una svariata mole di attività anche cosiddette intellettuali. 

Detti strumenti stanno diventando preziosi alleati in quegli  studi  professionali dove, per  la complessità degli incarichi e per l’elevata  quantità di documenti da esaminare, si intenda ottimizzare tempi, risorse e competenze, affidando all’assistenza virtuale gran parte del lavoro di ricerca,  valutazione, analisi e non solo. 




 

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